Presentazione

Ideato degustando un buon cappuccino in un elegante museo-atelier romano, il Canova. Questa caffetteria ha dato vita ad una serie di incontri serali al fine di scoprire come coniugare il buon gusto, l'estetica e l'eleganza con tutti quegli aspetti del vivere quotidiano come: i nostri criteri o ragioni, i desideri, le paure, i dubbi, ecc. che possono diventare per noi delle trappole o dei trampolini.
In definitiva di visitare le sale del nostro modo di esistere, scambiandoci in un ambiente amichevole, le nostre opinioni e impressioni.

e quest'anno....

Il tema generale dell’Athenaeum della stagione 2009-2010 sarà "Muri e Ponti".

È il senso del contatto.
In una città vera...
sai, cammini e sfiori i passanti,
sbatti contro la gente.
Qui a Los Angeles nessuno ti tocca.
Stiamo tutti dietro vetro o metallo.
Il contatto ci manca talmente
che ci schiantiamo contro gli altri...solo per sentirne la presenza.

tratto dal film “Crash” (2004)

Quest'anno nei nostri “dialoghi dell’interiorità” parleremo di noi, parleremo di come siamo immersi nelle nostre vite, nei nostri problemi, tanto da non renderci conto di chi abbiamo attorno. Andiamo avanti e dietro per le strade sfiorandoci ma senza mai toccarsi. Sembriamo tutti dentro campane di vetro.

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24/nov/2009

Muri e Ponti

Partiamo da queste parole, tratte dall’inizio del film “Crash”, per introdurre in maniera un po’ insolita ma sicuramente mooolto espressiva il tema generale dell’Athenaeum della stagione 2009-2010: “Muri e Ponti”. Perché “muri e ponti”? Il concetto fondamentale è quello di relazione con gli altri. In quest’ottica il muro e il ponte sono due oggetti che si ergono invisibili tra di noi, tra me e te. Mi verrebbe da dire che quest’anno sul “banco degli imputati” del nostro salotto di incontri salirà la società in cui viviamo, ma sarebbe forse troppo banale, stracotto e troppo poco coinvolgente a livello personale. E’ comodo parlare di società, perché nel momento stesso in cui ne cantiamo i difetti ce ne tiriamo fuori, quasi come non ne appartenessimo, quasi come non ci toccasse, quasi come “tanto che ci possiamo fare”. La teoria del battito d'ali della farfalla la conosciamo tutti, come dire che siamo perfettamente a conoscenza di quale sia il male della nostra società e di tutti i buoni propositi che potrebbero curare questo male, ma semplicemente...non ci va! Così ci limitiamo impotenti ad osservare, a lasciare che tutto corra, come se non potessimo fare nulla a riguardo, anche sapendo benissimo che noi siamo parte di quella società.

Il mondo non lo risaneremo,
scorrerà sempre la tristezza sulla terra,
ma potremo, questo si, spargere un profumo,
leggero attorno a noi, che qualcuno che lo avverta sia sorpreso

da un ricordo, una speranza, un cenno di consolazione.

Il mondo non lo risaneremo.
Per sempre ancora scorreranno vite su questa terra triste
Su questo mondo che tristissimo
Costringe le vite a rifugiarsi nel timore,
a consolarsi con pezzi già guastati di felicità d’avanzo
a confondersi in amori messi insieme dalla pena.
Non lo risaneremo il mondo.
Non ci resterà che amarlo.

tratto dal libro “Il tempo ormai” di Bernardo De Angelis, Missionario Identes

E’per questo che parleremo di relazione con gli altri, è per questo che quest’anno sul banco degli imputati saliremo noi, uno di fronte all’altro. Ebbene di cosa parleremo quest’anno dunque? Nei nostri “dialoghi dell’interiorità” parleremo di noi, parleremo di come siamo immersi nelle nostre vite, nei nostri problemi, tanto da non renderci conto di chi abbiamo attorno. Andiamo avanti e dietro per le strade sfiorandoci ma senza mai toccarsi. Sembriamo tutti dentro campane di vetro.

Le cose accadono nell’indifferenza di tutti, non si ha tempo per fermarsi a soccorrere, ad aiutare, non si ha tempo da dedicare agli altri, per riportare il sorriso, e se si vede la gente in difficoltà la vorremmo aiutare, ci fanno anche pena, ma abbiamo ben altro da fare, andiamo di corsa, abbiamo i nostri impegni, i nostri pensieri per la testa. Eppure, che farebbero alcune persone per avere un po’ di attenzione, persone che a volte vanno a letto senza aver parlato con nessuno! Ma si vive soltanto in funzione di noi stessi e per soddisfare le nostre aspirazioni. Tutto così di corsa.

Cosa, dunque, cerchiamo noi uomini? Le soddisfazioni personali o un bene comune, un bene più grande? Perché se sono le prime di cui siamo in cerca, allora le pene, la tristezza, l’odio e il rancore nella nostra vita non finiranno mai.

Al fuoco rispondiamo con fuoco. Se qualcuno ci fa torto perché non dovremmo difenderci? Per le strade, nei corridoi, sembriamo tanti piccoli giustizieri. Ognuno col suo ruolo da mantenere. Non ci accorgiamo che gli altri non sono mostri. Ma reagiamo, e inneschiamo una pena infinita che ci mette, ogni giorno, uomo contro uomo.

L’indifferenza, la chiusura, sembra quasi essere l’unico mezzo di sopravvivenza che ci è rimasto. Non c’è spazio per l’altro, in un tempo in cui la maggiore preoccupazione che i genitori hanno nei confronti dei propri figli è “mi raccomando pensa a te stesso”, in un tempo in cui la parola “rispetto” è stata stravolta e, in un ottica totalmente egoistica, viene impugnata come baluardo del “lasciami in pace”, come arma per aumentare ulteriormente la distanza che non ci unisce, per innalzare ulteriormente il muro che ci separa.

In tutto ciò gli incontri dell’Athenaeum di quest’anno si pongono come tante piccole stazioni di sosta per riflettere su questi argomenti, per aiutarci a farci render conto che non siamo soli in questa società, per farci accorgere del nostro prossimo, delle persone che ci stanno attorno e che incontriamo nella nostra giornata. Ognuna di queste è un pezzo di storia, è una vita da salvare, è un anima da amare. Anche nel nostro piccolo, qualsiasi sia il ruolo che ricopriamo o ricopriremo in questa società, ogni occasione è, infatti, buona per “spargere un profumo”. Una via d’uscita a tutto ciò è sicuramente l’impegno personale, del tutto in controtendenza alle inclinazioni pigre ed egoistiche che abbiamo maturato vivendo i nostri giorni. Tanto più duro è digerire il fatto che questa sia la via d’uscita, tanto più è vero che è proprio di questo che abbiamo bisogno. Perché la società di oggi, la politica, la “mentalità all’italiana” ci porta fare l’esatto contrario, ovverosia a subire il fascino delle scelte più comode e arrendersi all’abitudine invece di mettersi in gioco.

L’Athenaeum di quest’anno è pronto ad insegnarci a donare noi stessi agli altri anche se perdiamo una opportunità per noi. E’ pronto per insegnarci a ricercare i rapporti autentici, a fare dell'autenticità l'aspetto più normale. Chi è che insegna ai nostri incontri? Bhè…noi stessi! Con le nostre esperienze, le nostre impressioni, i nostri pareri e…le nostre ragioni.

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